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Foto della Visita ai Musei Capitolini. Bronzi e pitture – 23 Marzo 2025

Siamo tornati nel polo museale più antico del mondo per una visita a due voci. La prima è stata quella di Federica Di Folco che ci ha illustrato una piccola e seducente mostra con alcuni dipinti della Pinacoteca Podesti di Ancona, attualmente chiusa per lavori di manutenzione. Sei opere a soggetto religioso, di livello eccelso, ma poco conosciute perché Ancona non è tra i più noti poli turistici italiani. Per una volta, una valorizzazione degna di questo nome… Il dettagliato racconto di Federica è partito da una tempera su tavola di Olivuccio di Ciccarello, un artista sconosciuto al grande pubblico che ambienta la Circoncisione di Gesù in un tempietto tardo gotico di cui cura con notevole perizia i dettagli architettonici.

La Madonna col Bambino di Carlo Crivelli è invece una tanto piccola quanto raffinata tempera ricca di rimandi simbolici cristiani come il cardellino, la noce e il festone di mele, un meraviglioso esempio della maestria dell’artista veneziano che, dopo aver lasciato la madrepatria in seguito a una condanna per concubinaggio, elesse le Marche a sua nuova dimora.

Nella stessa sala, L’Immacolata Concezione di Guercino, opera tarda e di committenza privata, dalla chiara influenza spagnola. A proposito di questo, Federica ci ha ricordato che Velázquez era andato a trovare il pittore di Cento, nel suo viaggio verso Roma.

Per la serie: la bellezza senza soluzione di continuità, si prosegue con la Vergine con il Bambino e Santi di Lorenzo Lotto in cui gli elementi iconografici sembrano alludere alla violenta conquista di Ancona ad opera delle truppe papali avvenuta poco tempo prima. Ancora una volta sono presenti gli inconfondibili abbondanti panni e la splendida tavolozza del pittore che, esule da Venezia per motivi di concorrenza difficile da gestire (Tiziano in primis), si fece anche lui marchigiano come Carlo Crivelli.

E infine Tiziano, qui presente con due opere di inizio e fine della lunga carriera: la Madonna con il Bambino in gloria con Santi e un donatore (Pala Gozzi), in cui sono compresenti le tre città adriatiche (Ancona, Dubrovnik, allora Ragusa, e Venezia) simbolo della dominazione marittima e della grandezza culturale della Serenissima, luogo di elezione divina, come stabilisce il fico protagonista in primo piano; e il Cristo Crocifisso con la Vergine e i Santi Domenico e Giovanni Evangelista, ossia Tiziano nell’estrema stagione con le sue formule del pathos rese con un colore rarefatto e quasi puro.

Cambiando totalmente prospettiva in un passaggio di testimone quanto mai piacevole, siamo saliti con Sara Millozzi verso l’esedra del Marco Aurelio, con una prima sosta lungo lo scalone per notare gli altorilievi marmorei che esaltano la magnanimità dell’imperatore verso le popolazioni barbare germaniche vinte, espressa dal gesto della mano protesa nella “missio”, che indica la salvezza garantita a un prigioniero. Un gesto che Sara ci ha invitato a ricordare…

Più avanti, contraltare dell’imperatore filosofo, un busto di marmo politissimo del figlio e successore Commodo raffigurato come Ercole circondato da due tritoni, a rappresentare il suo potere quasi divino sulla terra e sul mare.

Nell’esedra, i celebri bronzi donati nel 1471 da Sisto IV alla città di Roma, nucleo del primo museo pubblico al mondo. Anzitutto il Marco Aurelio a cavallo, ultimo esempio di una ritrattistica in cui alla veemenza e alla tensione dell’animale si contrappone la tranquillità, l’imperturbabilità stoica dell’imperatore. L’identico gesto della mano presente nel rilievo fa pensare che sotto la zampa alzata del cavallo doveva esserci un prigioniero, cui magnanimamente l’imperatore antonino stava restituendo la libertà.

Di fronte, la testa di Costantino, una rappresentazione del ‘volto del potere’ – o del regime, detto in termini moderni – che doveva incutere timore nei suoi sudditi con la sua straordinaria altezza a simboleggiare lo schiacciante potere assoluto di cui si era dotato.

Sara ci ha inoltre presentato la Lupa capitolina, simbolo di Roma (ma anche di Siena), le sue origini storiche dibattute ma che si possono con una certa tranquillità attribuire ad epoca etrusca. E infine il giovane Spinario, databile al I secolo a.C., fra i primi esempi di opera “circumnavigabile”, dinamica tranne che per il volto imperturbabile, rimando ad età più antica. Un’opera eclettica, indicativa del gusto di età cesariana.

Con soddisfazione doppia, un grande grazie a Federica e Sara per questo viaggio affascinante che grazie a loro ci è sembrato perfettamente consonante, nonostante i temi decisamente diversi.

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